Da qualche giorno sono disponibili sul sito del Comune di Frigento i dati sulla raccolta differenziata per gli anni 2008-2009.

Il progetto è partito nella seconda metà del 2007 con l’attività di ritiro della frazione umida porta a porta e poi, gradualmente, si è allargato. A febbraio 2009 è stato implementato in maniera completa.

Ad oggi la raccolta è di tipo misto (è prevista la separazione della frazione organica e il ritiro monomateriale per vetro e carta, multimateriale per gli imballaggi) e le modalità di raccolta (porta a porta piuttosto che presso punti di raccolta) sono diverse a seconda della zona di Frigento in cui si abita.

I dati che sono stati messi a disposizione dei cittadini sono molto buoni, talmente buoni da far sì che il Comune di Frigento ricevesse il premio Recycling Society di Legambiente che è il primo passo per accedere al prestigioso premio per i comuni Ricicloni, premio che ogni anno Legambiente assegna ai comuni italiani che si sono maggiormente distinti nella raccolta differenziata.

Guardando il dato aggregato ottenuto confrontando il primo semestre degli anni 2008 e 2009 si evince un incremento consistente e costante della quantità di materiale differenziato raccolto. Negli ultimi mesi di osservazione tale valore si è attestato su una media del 70%. Questa cosa, pur tenendo presente il breve periodo di osservazione ed una qualche disomogeneità dei dati, conferma che il progetto sta funzionando bene.

Guardando il dettaglio si vede che anche il materiale raccolto è di buona qualità ed è molto migliorato con l’andare avanti del progetto. Un dato su tutti balza agli occhi ed è quello degli ingombranti passati dal 21% al 5% del II semestre 2009 il che significa che la percentuale di materiale realmente e completamente riciclabile (tipo vetro, alluminio, carta) è complessivamente aumentata.

Per ultimo, ma non ultimo, essendo molto aumentata la quantità raccolta in maniera differenziata, la frazione conferita in discarica (per la quale il Comune paga per smaltirla) è molto diminuita con il conseguente beneficio per le casse comunali.

Come avevamo già commentato se si progetta bene e se si coinvolgono i cittadini i risultati sono garantiti. Complimenti a tutti, amministratori e cittadini di Frigento.

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Written on marzo 10th, 2010 , Ambiente

Inserisco in Google la ricerca «Referendum sul nucleare» e vengono fuori 280.000 risultati. Mi fermo al primo,

http://www.zonanucleare.com/questione_scorie_italia/referendum_nucleare_1987.htm

clicco e leggo un testo che inizia così: «L’ 8-9 novembre 1987 si votò in Italia per cinque quesiti referendari: due sulla giustizia e tre sul nucleare».

Tralasciando quelli che riguardano la giustizia, anche se il tema è ancora di stringente attualità, mi concentro sui quesiti sul nucleare. Mi viene in mente che stamattina ho letto su un quotidiano on-line locale un pezzo in cui si sottolinea che il Governo si opporrà ai «NO» che alcune Regioni, ovvero Campania, Puglia e Basilicata, hanno innalzato alla possibilità di costruire in futuro centrali nucleari nel proprio territorio.

http://www.irpinianews.it/Politica/news/?news=62124

Tralasciando ancora una volta il merito costituzionale della vicenda – a chi spetta legiferare in materia ambientale? Alla Regione o al Governo? – mi sembra di ricordare che le tre Regioni in questione dovrebbero essere  tra le prime  Regioni italiane per produzione di energia alternativa, in particolare quella eolica. Potrei sbagliarmi, ma non mi abbatto e cerco ancora. Trovo un sito della ENI, porta dati ufficiali del 2007 e leggo che l’Italia è al sesto posto nel mondo produzione di energia eolica.

http://www.eniscuola.net/speciali.aspx?id=138

Continuo la lettura e annoto che in Italia tra le Regioni che hanno il maggior numero di impianti eolici ci sono: al primo posto Puglia (47 impianti), Campania seconda (con 39 impianti), Basilicata settima (con 10 impianti). Trovo altri dati riguardanti «la potenza efficiente lorda» e annoto: ancora prima la Puglia (23,6% della potenza eolica nazionale), terza la Campania (16,9%) e quinta la Basilicata (5,7%).

Infine ci sono i dati dell’energia prodotta e annoto ancora che la Puglia conferma il primo posto con il 26,7% dell’energia prodotta, la Campania è terza con il 19,3%, la Basilicata è quinta con il 6,5%.

Smaltisco tutti questi numeri e ritorno al contenzioso tra queste Regioni e il Governo. Mi sembra, in tutta onestà, che le Regioni stiano improntando la loro azione sul binario di una certa coerenza, ovvero hanno deciso di contribuire al fabbisogno energetico nazionale attraverso la scelta di energie alternative, tra cui quella eolica, avvantaggiate anche dalla loro morfologia e dalle favorevoli condizioni del vento. Non ravviso la famosa obiezione «Si faccia, ma non nel mio giardino», ma anzi leggo una lungimiranza che nel Governo non riscontro, visto che si vuole, l’intento non è certo velato o nascosto, tornare alla scelta del nucleare che gli italiani hanno rigettato 23 anni fa con l’80,6 % dei voti validi del referendum del 1987. Se è vero che l’attuale Governo ha avuto il mandato a governare da parte del popolo, mi sembra che altrettanto si possa dire per l’obiezione al nucleare, a meno di voler opporre una lontananza storica del referendum.

Anche per tutti questi motivi, abbiamo scelto di aderire ad una campagna, di cui vedrete sul nostro sito web un banner che lo ricorda. Noi scegliamo energie alternative. E voi?

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Written on febbraio 4th, 2010 , Ambiente

Fino a pochi anni fa da casa mia, in via Trottoli, si ammirava una vasta porzione di firmamento, tanto che un mio amico, una sera di fine estate, lo definì «il luogo più buio del mondo». Poi, per onorare un antico (e legittimo) impegno elettorale, la rete dell’illuminazione pubblica è stata estesa anche a quella parte del territorio comunale. In questo modo, una tipica località di campagna si è trasformata nella periferia anonima di un piccolo paese.

In genere, davanti ad un’opera pubblica dalla dubbia utilità, alcuni parlano di sviluppo, mentre altri preferiscono adoperare il termine spreco. Io, per formazione culturale, considero la sobrietà un valore, perciò sto dalla parte dei secondi. Mi rendo, tuttavia, conto che, messo di fronte ad una questione del genere, un buon amministratore locale si pone una domanda alla quale non è semplice dare una risposta: è opportuno, in tempi di crisi energetica oltre che economica, continuare a spendere del denaro per illuminare strade poco trafficate, oppure è il caso di spegnere i lampioni, vanificando così l’investimento fatto? Un’ottima soluzione è stata adottata a Dörentrup e, giustamente, ha trovato spazio sui media internazionali, compresi quelli italiani.

Per tagliare i costi dell’energia elettrica e ridurre le emissioni di anidride carbonica Dörentrup, villaggio tedesco che conta circa 9.000 abitanti, ha ideato un sistema molto originale: i lampioni della città restano spenti per tutta la notte, ma quando gli automobilisti e i passanti devono usufruire dell’illuminazione, compongono un numero di telefono e le luci si accendono automaticamente per 15 minuti sulla strada che devono attraversare.

Così il Corriere della Sera.it ha trattato la notizia, dando ai lettori anche una breve descrizione del funzionamento del servizio gestito dal software Dial4Light.

Per poter usufruire del servizio ogni utente deve registrarsi al sito internet del sistema scrivendo nome, numero di telefono e indirizzo e-mail. Quando di notte dovrà percorrere una strada del villaggio, egli chiamerà il numero della centrale di controllo dell’illuminazione pubblica. Successivamente digiterà un codice di 6 cifre e dopo pochi secondi i lampioni si illumineranno. Dopo circa un quarto d’ora si spegneranno automaticamente. Il servizio è gratuito, ad eccezione delle spese richieste agli utenti dal proprio servizio telefonico.

Naturalmente, non sono così ingenuo da pensare che un paese della Campania possa adottare una soluzione implementata nel ricco land del Nord Reno-Westfalia. Penso, tuttavia, che l’attuale sindaco di Frigento, sensibile alle tematiche ambientali, possa razionalizzare la gestione dell’illuminazione pubblica, spegnendo qualche lampione particolarmente inutile, sostituendo i più vecchi con quelli solari, da anni installati lungo le strade del limitrofo comune di Rocca San Felice, oppure puntando sui LED.

Riguardo a me, spero che un giorno, durante i miei sempre più brevi e sporadici soggiorni frigentini, potrò da casa mia riuscire a rivedere le stelle, magari confidando in un black-out notturno dell’energia elettrica.

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Written on giugno 25th, 2009 , Ambiente

Nel nostro paese le energie alternative stentano a decollare: rispetto alla Germania che è all’avanguardia su questi temi con 3000 MW prodotti con il solo fotovoltaico noi, con i nostri 50 MW, ci attestiamo intorno al 2% di tale valore.

Il logo dell'associazione Solare Collettivo

Il logo dell'associazione Solare Collettivo

Come incrementare la produzione di energia solare assorbendo nel contempo gli elevati costi di realizzazione di questi impianti? Una strada è senza dubbio quella tracciata dall’associazione Solare Collettivo che sta realizzando una serie di impianti fotovoltaici di media potenza (10-20 kWp) finanziati attraverso quote minime accessibili a tutti, che si rivalutano annualmente.

Il concetto è che l’impianto è un impianto che produce energia ma anche reddito (attraverso la vendita dell’energia). Per aderire occorre diventare soci sovventori della cooperativa con investimenti anche minimi.

Anche piccole amministrazioni locali si stanno muovendo per promuovere questo approccio alla realizzazione di impianti solari collettivi. Ad esempio Quarrata in provincia di Pistoia che si è fatta promotrice della istituzione di una cooperativa per la realizzazione di un impianto solare collettivo offrendo il terreno su cui istallare l’impianto (per un impianto con 20 kWp bastano circa 200 m² di terreno).

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Written on giugno 19th, 2009 , Ambiente

Quando la mattina scendo le scale per andare al lavoro, spesso mi capita di portare all’ingresso del condominio la busta con l’immondizia del giorno. Sono passati tre mesi dall’entrata in vigore della raccolta differenziata totale nel nostro paese. Noto che i miei condomini sono ligi alle direttive, così come è difficile vedere in giro una busta differente da quella prevista. Certo, ci sono delle eccezioni.

Negli incontri zonali predisposti per spiegare il piano per la raccolta dei rifiuti si erano levate molte voci scettiche sulla buona riuscita del servizio. Mi sembra di poter dire che per ora i risultati sono più che buoni. Questo spazio serve anche per smentirmi e, magari, sollevare altre osservazioni più puntuali delle mie.

Intanto mi sono meravigliato nel vedere il deposito dei bidoni che costellavano l’intero territorio comunale. Adesso solo lì, inutilizzati; aspettano di conoscere il proprio destino. Spero che non tornino più lungo le nostre strade. Quella è una storia ormai superata. Almeno spero.

Un deposito di bidoni dismessi

Un deposito di bidoni dismessi

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Written on maggio 5th, 2009 , Ambiente

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