Pagliara. Il significato etimologico del termine è chiaramente legato all’esistenza di pagliai, intesi come “capanne, tuguri, rifugi” che traggono nome dalla voce del latino medievale palearium/a, a sua volta legata a palea “paglia” con l’aggiunta del suffisso collettivo – arium/aria che indica discreta presenza di questi pagliai, usati come abituri più o meno temporanei dalla frazione più disagiata della popolazione.

Pannizza. La voce pannizza ha il significato di “recinto chiuso, ricovero per le greggi”, che trova un corrispettivo nel termine analogo jazzo, derivato dal latino volgare *jacium “addiaccio, giaciglio”, astratto di jacere “giacere”, usato anche per indicare un suolo di forma ben definita e delimitata.

Parco. Nel Glossarium del Du Cange il termine latino Parcus è definito come “valle incassata ed arborata”, ad indicare una zona rurale aperta e cintata lungo i margini da una coltre di alberi piantati dall’uomo.

Pesco. Voce presente in tutto i dialetti meridionali, significa “pietra, grosso masso”. Anticamente Piesco o Plesco di Morra, poi, in seguito alla costruzione di una chiesa dedicata all’Arcangelo Michele, S. Angelo a Pesco. La dizione Morra veniva dall’omonima famiglia che possedeva l’intero casale e che vendette l’intera zona ad Elia, conte di Gesualdo, con atto del 1206. La località nota volgarmente coma La preta re lo pièsco ha, da sempre, esercitato una grande suggestione sulle popolazioni frigentine, alimentando leggenda sull’antica rocca, sulla chiesetta che sembra esservi collocata, sui briganti e sull’occultamento di favolosi tesori, dei quali sembra realmente esistere qualche ricorrente traccia, pur se mai esplicitata e catalogata.

Pila ai Piani. Tipico toponimo composto (idronimo + geomorfonimo): il primo, derivato dal latino pila e riferito all’esistenza di un lungo abbeveratoio alimentato da due forti getti sorgentizie; il secondo, di tipo descrittivo e riferito chiaramente alla conformazione pianeggiante dell’area (dal latino planus “piano, pianura”).

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Written on settembre 28th, 2010 , Frigento

Questa poi non me la sarei mai aspettata. Che emozione, ancora ho addosso i brividi della sorpresa e un po’ della paura. Una volpe a via Limiti. Non era un gatto, né un cane, ma una vera volpe che prima ha attraversato la strada, poi ha saltato il muretto delle rose e l’ha percorso tutto fino al Baraccone. Non ero da sola, quindi ho potuto osservarla bene e lei ha osservato noi senza spaventarsi. Cercava tra l’erba, fiutava, si muoveva lenta con quella sua bella coda rossa con i riflessi dorati. Io ho provato a fotografarla con il telefonino, ma il risultato non è stato soddisfacente. Non sapevo cosa dire, ma ho pensato che per avvicinarsi tanto, forse aveva fame, cercava cibo. Non trovando niente, è saltata dal muretto ed è ritornata giù nel bosco. Nell’attraversare la strada alcune persone, anche loro sorprese, dicevano l’un l’altra «Guarda, una volpe! Prendiamole la coda».

Che bel film di fine estate. Intanto via Limiti ci riserva ancora tante sorprese.

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Written on settembre 5th, 2010 , Luoghi

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