Inserisco in Google la ricerca «Referendum sul nucleare» e vengono fuori 280.000 risultati. Mi fermo al primo,
http://www.zonanucleare.com/questione_scorie_italia/referendum_nucleare_1987.htm
clicco e leggo un testo che inizia così: «L’ 8-9 novembre 1987 si votò in Italia per cinque quesiti referendari: due sulla giustizia e tre sul nucleare».
Tralasciando quelli che riguardano la giustizia, anche se il tema è ancora di stringente attualità, mi concentro sui quesiti sul nucleare. Mi viene in mente che stamattina ho letto su un quotidiano on-line locale un pezzo in cui si sottolinea che il Governo si opporrà ai «NO» che alcune Regioni, ovvero Campania, Puglia e Basilicata, hanno innalzato alla possibilità di costruire in futuro centrali nucleari nel proprio territorio.
http://www.irpinianews.it/Politica/news/?news=62124
Tralasciando ancora una volta il merito costituzionale della vicenda – a chi spetta legiferare in materia ambientale? Alla Regione o al Governo? – mi sembra di ricordare che le tre Regioni in questione dovrebbero essere tra le prime Regioni italiane per produzione di energia alternativa, in particolare quella eolica. Potrei sbagliarmi, ma non mi abbatto e cerco ancora. Trovo un sito della ENI, porta dati ufficiali del 2007 e leggo che l’Italia è al sesto posto nel mondo produzione di energia eolica.
http://www.eniscuola.net/speciali.aspx?id=138
Continuo la lettura e annoto che in Italia tra le Regioni che hanno il maggior numero di impianti eolici ci sono: al primo posto Puglia (47 impianti), Campania seconda (con 39 impianti), Basilicata settima (con 10 impianti). Trovo altri dati riguardanti «la potenza efficiente lorda» e annoto: ancora prima la Puglia (23,6% della potenza eolica nazionale), terza la Campania (16,9%) e quinta la Basilicata (5,7%).
Infine ci sono i dati dell’energia prodotta e annoto ancora che la Puglia conferma il primo posto con il 26,7% dell’energia prodotta, la Campania è terza con il 19,3%, la Basilicata è quinta con il 6,5%.
Smaltisco tutti questi numeri e ritorno al contenzioso tra queste Regioni e il Governo. Mi sembra, in tutta onestà, che le Regioni stiano improntando la loro azione sul binario di una certa coerenza, ovvero hanno deciso di contribuire al fabbisogno energetico nazionale attraverso la scelta di energie alternative, tra cui quella eolica, avvantaggiate anche dalla loro morfologia e dalle favorevoli condizioni del vento. Non ravviso la famosa obiezione «Si faccia, ma non nel mio giardino», ma anzi leggo una lungimiranza che nel Governo non riscontro, visto che si vuole, l’intento non è certo velato o nascosto, tornare alla scelta del nucleare che gli italiani hanno rigettato 23 anni fa con l’80,6 % dei voti validi del referendum del 1987. Se è vero che l’attuale Governo ha avuto il mandato a governare da parte del popolo, mi sembra che altrettanto si possa dire per l’obiezione al nucleare, a meno di voler opporre una lontananza storica del referendum.
Anche per tutti questi motivi, abbiamo scelto di aderire ad una campagna, di cui vedrete sul nostro sito web un banner che lo ricorda. Noi scegliamo energie alternative. E voi?