C’è un ricordo che porto con me e reca immagini, sapori e profumi di trent’anni fa. Avevo quasi quattro anni e in quella sera la mia famiglia era giunta a Frigento, dove si era trasferita dopo anni passati da emigrati in Toscana. Mentre i miei genitori erano intenti a seguire le vicende del trasloco, io e mia sorella eravamo con la nonna di mia madre davanti ad una stufa a legna. Già la stufa mi incuriosiva molto coi suoi sportelli, il tubo marrone che portava il fumo fuori dall’abitazione, i cerchi concentrici sul suo piano d’appoggio che seguivo con gli occhi, dall’esterno all’interno e viceversa. Il viaggio oculare veniva interrotto dalla mia bisnonna che con un ferro dalla forma uncinata rompeva la magia dei cerchi e ravvivava il fuoco aggiungendo un pezzo di legno. Proprio da quella stufa estraeva delle patate da sotto la cenere e ce le offriva appena si fossero raffreddate un po’. Niente di più semplice. Quella fu la mia prima cena a Frigento e ancora la ricordo.
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