Qui, a Bologna, quando un conoscente o un collega di lavoro vuole prendermi in giro, tira in ballo le mie origini campane. La Campania terra invasa dai rifiuti, avvelenata dalla diossina, deturpata dall’abusivismo edilizio. La Campania regione governata da una classe dirigente a dir poco inadeguata. La Campania sotto il giogo della criminalità organizzata. La Campania…
Volendo, potrei replicare parlando di Totò, Eduardo De Filippo, Massimo Troisi: icone pop nate all’ombra del Vesuvio. Oppure, senza allontanarmi dall’Irpinia, potrei accennare alla bellezza dei paesaggi, alla qualità dei prodotti enogastronomici. Potrei, appunto. In realtà, incasso senza replicare perché mi rendo conto che è difficile difendere una regione che dà di sé un’immagine così negativa.
In fondo, ho scelto di lasciare la Campania e ciò che accade lì mi colpisce sì, ma solo di striscio. Non è così per le persone perbene che vivono laggiù. È a loro che penso quando un mio interlocutore esprime un giudizio negativo o ironizza su quella regione. Sono loro che, giorno dopo giorno, vivono la fatica di essere campani.
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Questo breve scritto non mi piace affatto per 2 motivi. Il primo motivo perchè è qualunquista, il secondo perchè è “piagnone”
Caro, Patrick, il post è volutamente qualunquista. Non spetta a me, del resto, elaborare un’analisi originale della questione Campania.
Non penso, invece, di avere scritto un testo piagnucoloso: le battute sulla Campania le sento con una certa frequenza e, anche se non mi colpiscono più di tanto, mi piacerebbe assistere ad una inversione di tendenza. Temo, però, che la regione nei prossimi mesi passerà dalla padella (A. Bassolino) alla brace (N. Cosentino).