Ogni volto una storia

Nel mese di ottobre ho trascorso due settimane negli Stati Uniti per lavoro. Sono stato a New York e dintorni ed ho avuto la possibilità di incontrare tanti emigrati provenienti da vari paesi irpini. La loro partenza coincide per molti con l’ultimo grande flusso migratorio verso il sogno americano, ovvero l’inizio degli anni Settanta.

Ho avuto modo di apprezzare le associazioni di mutuo soccorso, alcune hanno superato i cento anni di vita, che hanno rappresentato il punto di appoggio per i compaesani che seguivano le orme di parenti e amici che avevano già attraversato l’oceano. Queste associazioni badavano a seguire i nuovi arrivati dal disbrigo dei documenti, alla ricerca di un primo lavoro e di un alloggio.

Oggi hanno superato le loro finalità statutarie iniziali e si dedicano a sovvenzionare borse di studio, ma soprattutto rimangono un luogo fisico, la loro sede, presso cui recarsi per incontrare le persone che hanno condiviso tanti anni di esilio, per alcuni, di speranza e successi, per altri, ma per tutti anni di lontananza dalle proprie origini.

Ho fatto delle istantanee dei volti incontrati, le conservo nella memoria, consapevole che ad ogni volto va associata una storia e non sarebbe né giusto, né intelligente generalizzare.

Frigento, Sicilia, Italia

Piazza Baracca era quello slargo che faceva da ingresso a via Limiti. Prologo di quella passeggiata che è uno dei posti più belli d’Irpinia. Ma piazza Baracca è stata per la mia generazione campo di calcio, terreno di sfide giocate fino all’ultimo raggio di sole. Da ieri quella piazza è stata intitolata ai giudici Falcone e Borsellino ed ai loro agenti di scorta.

Se qualcuno volesse trovare un senso (va di moda in questo periodo) a tutto ciò sarebbe bastato, nello stesso giorno, sfogliare i giornali nazionali: uno dei cento latitanti più pericolosi d’Italia aveva trovato rifugio in provincia di Avellino.

Il monumento eretto nella piazza

Il monumento collocato nella piazza

La fatica di essere campani

Qui, a Bologna, quando un conoscente o un collega di lavoro vuole prendermi in giro, tira in ballo le mie origini campane. La Campania terra invasa dai rifiuti, avvelenata dalla diossina, deturpata dall’abusivismo edilizio. La Campania regione governata da una classe dirigente a dir poco inadeguata. La Campania sotto il giogo della criminalità organizzata. La Campania…

Volendo, potrei replicare parlando di Totò, Eduardo De Filippo, Massimo Troisi: icone pop nate all’ombra del Vesuvio. Oppure, senza allontanarmi dall’Irpinia, potrei accennare alla bellezza dei paesaggi, alla qualità dei prodotti enogastronomici. Potrei, appunto. In realtà, incasso senza replicare perché mi rendo conto che è difficile difendere una regione che dà di sé un’immagine così negativa.

In fondo, ho scelto di lasciare la Campania e ciò che accade lì mi colpisce sì, ma solo di striscio. Non è così per le persone perbene che vivono laggiù. È a loro che penso quando un mio interlocutore esprime un giudizio negativo o ironizza su quella regione. Sono loro che, giorno dopo giorno, vivono la fatica di essere campani.