Nel mese di ottobre ho trascorso due settimane negli Stati Uniti per lavoro. Sono stato a New York e dintorni ed ho avuto la possibilità di incontrare tanti emigrati provenienti da vari paesi irpini. La loro partenza coincide per molti con l’ultimo grande flusso migratorio verso il sogno americano, ovvero l’inizio degli anni Settanta.
Ho avuto modo di apprezzare le associazioni di mutuo soccorso, alcune hanno superato i cento anni di vita, che hanno rappresentato il punto di appoggio per i compaesani che seguivano le orme di parenti e amici che avevano già attraversato l’oceano. Queste associazioni badavano a seguire i nuovi arrivati dal disbrigo dei documenti, alla ricerca di un primo lavoro e di un alloggio.
Oggi hanno superato le loro finalità statutarie iniziali e si dedicano a sovvenzionare borse di studio, ma soprattutto rimangono un luogo fisico, la loro sede, presso cui recarsi per incontrare le persone che hanno condiviso tanti anni di esilio, per alcuni, di speranza e successi, per altri, ma per tutti anni di lontananza dalle proprie origini.
Ho fatto delle istantanee dei volti incontrati, le conservo nella memoria, consapevole che ad ogni volto va associata una storia e non sarebbe né giusto, né intelligente generalizzare.

