Elisa sapeva che stava succedendo qualcosa. Un piccolo mutamento nell’atmosfera, nel ritmo. Era sempre stata molto abile ad accorgersi dei particolari, anche di quelli apparentemente più insignificanti. Li rigirava nella mente e li collegava tra loro, costruiva un mondo dove tutto funzionava alla perfezione. Sapeva che era piccolo, e che oltre i suoi confini si stendeva tutto ciò che non riusciva a capire, ma non le importava. Se un filo d’erba poteva essere un intero universo, il resto non era necessario.
Questo è l’incipit del romanzo collettivo Tribù della Colorado Noir, il cui finale è stato scritto dal nostro compaesano Marco Pelosi. Il suo finale è stato quello più votato sul sito web del progetto e dal romanzo Gabriele Salvatores probabilmente trarrà un film.
A Marco i nostri complimenti più sinceri e l’invito a scrivere qualche post su questo sito web.
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Vi ringrazio per l’attenzione che avete voluto regalare a quest’esperienza e per i complimenti che mi avete riservato. Ora mi sento in pieno un membro della “Colorado” avendo intinto, dapprima la mia penna nel noir, di seguito, il mio viso nel rosso per l’emozione. Comunque, spero che quella da me percorsa, possa essere una strada aperta per molti giovani e meno giovani che hanno velleità e capacità narrative ed espressive ed incontrano troppe difficoltà ad emergere. Vorrei essere testimone che alle volte tutto è possibile ed esortarli a non mollare, perchè se è andata bene a me che scrittore non sono, nemmeno per caso, è prova evidente che è possibile per tutti trovare il giusto spazio. Basta provarci!