Frigento laboratorio d’arte

Dal 14 al 16 agosto Frigento si trasformerà in un vero e proprio laboratorio artistico aperto a dieci giovani artistici plastici, selezionati tramite una convocazione sul territorio nazionale, finalizzato alla creazione di opere d’arte originali da destinare al comune per un allestimento permanente.

Verranno predisposte dieci postazioni all’aperto (vicoli particolarmente panoramici, piazze, via Panoramica Limiti) dove gli artisti, durante i tre giorni, potranno lavorare alla loro opera ed esporre i propri lavori, anche precedentemente realizzati, allestendo una sorta di galleria-laboratorio.

L’occasione di trasformare il paese in un laboratorio aperto risponde all’esigenza di riavvicinare la cittadinanza all’arte e al fare arte. In questo modo ci sarà un dialogo diretto tra gli artisti, il luogo a cui le opere verranno destinate e gli utenti, ovvero i cittadini.

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E quindi (ri)uscimmo a riveder le stelle

Fino a pochi anni fa da casa mia, in via Trottoli, si ammirava una vasta porzione di firmamento, tanto che un mio amico, una sera di fine estate, lo definì «il luogo più buio del mondo». Poi, per onorare un antico (e legittimo) impegno elettorale, la rete dell’illuminazione pubblica è stata estesa anche a quella parte del territorio comunale. In questo modo, una tipica località di campagna si è trasformata nella periferia anonima di un piccolo paese.

In genere, davanti ad un’opera pubblica dalla dubbia utilità, alcuni parlano di sviluppo, mentre altri preferiscono adoperare il termine spreco. Io, per formazione culturale, considero la sobrietà un valore, perciò sto dalla parte dei secondi. Mi rendo, tuttavia, conto che, messo di fronte ad una questione del genere, un buon amministratore locale si pone una domanda alla quale non è semplice dare una risposta: è opportuno, in tempi di crisi energetica oltre che economica, continuare a spendere del denaro per illuminare strade poco trafficate, oppure è il caso di spegnere i lampioni, vanificando così l’investimento fatto? Un’ottima soluzione è stata adottata a Dörentrup e, giustamente, ha trovato spazio sui media internazionali, compresi quelli italiani.

Per tagliare i costi dell’energia elettrica e ridurre le emissioni di anidride carbonica Dörentrup, villaggio tedesco che conta circa 9.000 abitanti, ha ideato un sistema molto originale: i lampioni della città restano spenti per tutta la notte, ma quando gli automobilisti e i passanti devono usufruire dell’illuminazione, compongono un numero di telefono e le luci si accendono automaticamente per 15 minuti sulla strada che devono attraversare.

Così il Corriere della Sera.it ha trattato la notizia, dando ai lettori anche una breve descrizione del funzionamento del servizio gestito dal software Dial4Light.

Per poter usufruire del servizio ogni utente deve registrarsi al sito internet del sistema scrivendo nome, numero di telefono e indirizzo e-mail. Quando di notte dovrà percorrere una strada del villaggio, egli chiamerà il numero della centrale di controllo dell’illuminazione pubblica. Successivamente digiterà un codice di 6 cifre e dopo pochi secondi i lampioni si illumineranno. Dopo circa un quarto d’ora si spegneranno automaticamente. Il servizio è gratuito, ad eccezione delle spese richieste agli utenti dal proprio servizio telefonico.

Naturalmente, non sono così ingenuo da pensare che un paese della Campania possa adottare una soluzione implementata nel ricco land del Nord Reno-Westfalia. Penso, tuttavia, che l’attuale sindaco di Frigento, sensibile alle tematiche ambientali, possa razionalizzare la gestione dell’illuminazione pubblica, spegnendo qualche lampione particolarmente inutile, sostituendo i più vecchi con quelli solari, da anni installati lungo le strade del limitrofo comune di Rocca San Felice, oppure puntando sui LED.

Riguardo a me, spero che un giorno, durante i miei sempre più brevi e sporadici soggiorni frigentini, potrò da casa mia riuscire a rivedere le stelle, magari confidando in un black-out notturno dell’energia elettrica.

Un frigentino nella Tribù

Elisa sapeva che stava succedendo qualcosa. Un piccolo mutamento nell’atmosfera, nel ritmo. Era sempre stata molto abile ad accorgersi dei particolari, anche di quelli apparentemente più insignificanti. Li rigirava nella mente e li collegava tra loro, costruiva un mondo dove tutto funzionava alla perfezione. Sapeva che era piccolo, e che oltre i suoi confini si stendeva tutto ciò che non riusciva a capire, ma non le importava. Se un filo d’erba poteva essere un intero universo, il resto non era necessario.

Questo è l’incipit del romanzo collettivo Tribù della Colorado Noir, il cui finale è stato scritto dal nostro compaesano Marco Pelosi. Il suo finale è stato quello più votato sul sito web del progetto e dal romanzo Gabriele Salvatores probabilmente trarrà un film.

A Marco i nostri complimenti più sinceri e l’invito a scrivere qualche post su questo sito web.

Solare collettivo: un’altra energia è possibile

Nel nostro paese le energie alternative stentano a decollare: rispetto alla Germania che è all’avanguardia su questi temi con 3000 MW prodotti con il solo fotovoltaico noi, con i nostri 50 MW, ci attestiamo intorno al 2% di tale valore.

Il logo dell'associazione Solare Collettivo

Il logo dell'associazione Solare Collettivo

Come incrementare la produzione di energia solare assorbendo nel contempo gli elevati costi di realizzazione di questi impianti? Una strada è senza dubbio quella tracciata dall’associazione Solare Collettivo che sta realizzando una serie di impianti fotovoltaici di media potenza (10-20 kWp) finanziati attraverso quote minime accessibili a tutti, che si rivalutano annualmente.

Il concetto è che l’impianto è un impianto che produce energia ma anche reddito (attraverso la vendita dell’energia). Per aderire occorre diventare soci sovventori della cooperativa con investimenti anche minimi.

Anche piccole amministrazioni locali si stanno muovendo per promuovere questo approccio alla realizzazione di impianti solari collettivi. Ad esempio Quarrata in provincia di Pistoia che si è fatta promotrice della istituzione di una cooperativa per la realizzazione di un impianto solare collettivo offrendo il terreno su cui istallare l’impianto (per un impianto con 20 kWp bastano circa 200 m² di terreno).